Come non fare didattica con l’arte (prima puntata)

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12 maggio2015 – Come non fare didattica con l’arte (prima puntata)

 

 Quando si affrontano tematiche legate a come far conoscere un artista e le sue produzioni ad un ragazzo o ad un adulto ci sono modi giusti per farlo e modi sbagliati.

I modi sbagliati sono molti e di seguito proveremo a farvi riflettere su alcuni atteggiamenti errati e daremo poi delle indicazioni su quali siano i modi più accattivanti che noi utilizziamo per ragionare e far ragionare di arte.

 

La lezione accademica

maestrinaQuando si decide di fare lezioni cattedratiche su un qualsiasi argomento si rischia di annoiare l’ascoltatore. Certo l’oratore farà una gran bella figura. Salirà in cattedra e parlerà con dovizia di particolari della vita dell’artista, delle sue opere, delle correnti pittoriche, della critica, del periodo storico…. Se poi vorrà stupire utilizzerà parole altisonanti comprensibili solo ad un pubblico eletto e se, per non rischiare di scordarsi qualcosa, leggerà per intero il suo intervento, dimostrerà di non avere nessun intento didattico, nessun interesse a trasmettere il suo sapere. In questo caso, il più delle volte si alza una barriera tra l’ascoltatore e l’oratore. Si crea un atteggiamento riverenziale: colui che parla sa, e colui che ascolta resta frastornato da così tanto sapere senza apprendere nulla, senza lasciarsi contagiare da nessuna conoscenza. Non si comprende se il linguaggio utilizzato non è alla portata dell’ascoltatore. Attenzione però, questo non vuol dire che sia necessario banalizzare per fare una buona azione didattica. La banalizzazione annoia quanto e forse di più di una lezione erudita!

Allora, direte voi, forza tirate fuori la ricetta magica! Rivelateci cosa si deve fare per trasmettere il sapere! In realtà non esiste una formula infallibile per comunicare la nostra conoscenza agli altri e, se anche ci fosse, noi non la conosciamo. Abbiamo però ben chiari alcuni concetti e li vogliamo condividere con voi: l’insegnante, l’educatore, l’operatore didattico è necessario che abbia una conoscenza più ampia possibile sull’argomento; deve aver letto di tutto, deve avere una visione a tutto tondo; è consapevole poi che la platea che ha di fronte ha sicuramente già una propria conoscenza dell’argomento che andrà a trattare, conoscenza che è necessario indagare.496421233

Per scendere più nel concreto prendiamo come esempio una classe di bambini della scuola dell’infanzia e un gruppo di studenti universitari. L’educatore nel primo caso, prima di affrontare un qualsivoglia argomento, disporrà i bambini in un circle time e chiederà loro cosa sanno. Porrà delle domande mirate stando ben attento a far rispondere tutti e non si scorderà di appuntarsi le risposte. Per incentivare e stimolare l’ascolto si avvarrà di strategie legate alla metacognizione. Lascerà ampio spazio alle loro supposizioni, tralasciando di correggere intuizioni errate ma spronando invece alla riflessione, svilupperà lo spirito critico stando attento a non ferire il giovane interlocutore e a non giudicare le risposte date. Assolutamente proibite frasi come “ma non dire sciocchezze!” , “no, guarda ti stai sbagliando, non è assolutamente così!” ,“Adesso basta di dire cose inesatte! Ascoltate me, ve lo spiego io!”. Non faremo altro che prenderli in giro, mineremo le loro certezze, lesioneremo la loro autostima. Partendo invece dalle loro intuizione, che ad un orecchio allenato risulteranno a volte veramente geniali, costruiremo insieme un percorso che li porterà a raggiungere una consapevolezza propria dell’argomento.

Amadeo Modigliani, Ritratto di Lunia Czechowska, 1919

Amadeo Modigliani, Ritratto di Lunia Czechowska, 1919

Abbiamo, ad esempio, intenzione di affrontare il tema del ritratto in arte, considerandolo sotto tutte le sue molteplici sfaccettature. Inizieremo col chiedere ai bambini se hanno mai sentito questo termine e se sanno che cosa significa. Vi assicuriamo che avrete bisogno di disciplinare gli interventi: i giovani allievi faranno a gara per darvi una risposta! Partendo quindi dalle loro supposizioni o consapevolezze potrete poi indirizzare la conversazione divenendo più un moderatore che un trasmettitore di conoscenze. Uno dei metodi migliori per affrontare questi argomenti sono quelli legati al “Cooperative learning”.

Si continuerà domandando quanti modi conoscono per fare un ritratto.

Quando qualcuno si ricorderà che è possibile ritrarre anche utilizzando una macchina fotografica potremmo proporre di tramutare alcuni bambini in fotografi e altri in modelli e potremmo iniziare a realizzare dei laboratori sull’argomento. Suggeriamo di allestire, coinvolgendo gli studenti, uno spazio per fare le foto, un altro per fare dei dipinti consigliando di usare come modelli sempre i propri compagni. Ci vorranno giorni per riuscire a trattare in maniera approfondita l’argomento. E quando il bambino sarà diventato consapevole di che cosa sia un ritratto perché ne ha realizzato lui stesso più di uno, e lui stesso è stato ritratto da un suo amico, allora sarà pronto per vederne una serie. Ci viene quindi in aiuto la nuova tecnologia. Sarà infatti sufficiente per l’educatore andare a cercare, tra le immagini offerte dalla rete, alcuni ritratti significativi. Si potrà spaziare nello stile, negli anni di realizzazione e più saranno variati, maggiori saranno gli spunti di conversazione. Si potranno notare similitudini e dissonanze. Si potrà osservare che uso fanno i vari artisti del colore, approfondire concetti stilistici, capire le

Salvador Dalì

Salvador Dalì

motivazioni che hanno portato un certo artista a dipingere un volto in un determinato modo piuttosto che in un altro. Ricordatevi che l’educatore non ha mai fretta e ha tempi molto distesi.

Passiamo ora ad analizzare le modalità di intervento con un gruppo di studenti universitari. Secondo la nostra esperienza se si riesce a coinvolgere la platea in maniera attiva, proponendo quindi un’azione diretta come attività iniziale, stimoleremo la loro attenzione. Si può, ad CAM00588esempio, somministrare un questionario con delle domande aperte. Potremo poi leggere le domande insieme e proiettare su uno schermo anche le varie risposte. Potremo, a questo punto, aprire un dibattito e solo in un secondo tempo dare delle informazioni approfondite. Racconteremo la leggenda della figlia di Butade, vasaio di Corinto, che realizzò il primo mitico ritratto per amore, poi proietteremo una carrellata di ritratti per incentivare la curiosità e arriveremo ad affrontare tematiche relative al valore e al significato del ritratto nella storia.

Quindi la chiave per la conquista dell’attenzione degli studenti di qualsiasi età, su qualsiasi argomento, è, secondo noi, la partecipazione! Più si rendono partecipi, più si pongono domande e quesiti, maggiore sarà la loro attenzione e il loro interesse crescerà in maniera esponenziale.

 

Copiare l’arte o l’arte del copiare?

Non è raro incontrare professori che fanno propria la pratica dell’ imitazio et emulatio adottata nell’antichità per far apprendere l’arte del pittore.CAM00620 L’imitazione delle opere dei grandi maestri o degli antichi era una pratica molto comune adottata nelle botteghe dei grandi pittori dell’arte antica. Era un modo per abituare l’occhio e la mano a cogliere la tecnica di rappresentazione della realtà. A volte poteva essere anche una metodo per raccogliere materiale realizzato da altri, una maniera di copiare e a volte di emulare. Vi era in questa pratica un dinamica competitiva. Pensate infatti a quante ore passavano gli allievi dei grandi maestri del Rinascimento a copiare le grottesche ritrovate nella Domus aurea neroniana. I ragazzi erano così tediati dal loro lavoro che non persero occasione di insultare con iscrizioni sui muri il maestro che li aveva costretti per ore a copiare queste strane e curiose rappresentazioni.

Quindi, se un tempo questa operazione poteva avere molteplici valenze, al giorno d’oggi non serve assolutamente a niente! Basta prendere un buon cellulare e possiamo riprodurre tutte le immagini che vogliamo.

Cosa aggiunge, alla conoscenza del ragazzo, costringerlo a copiare un quadro di un artista? I falsi d’autore hanno un loro mercato, e i ragazzi che copiano un’ opera di un grande artista non possono equiparalo e tanto meno pensare di emularlo!

Se questo è vero per l’opera figurativa pensate quanto questo esercizio sia inutile nell’arte contemporanea!

CAM00619Negli anni passati all’interno dei musei Burri abbiamo visto molti insegnanti costringere i loro allievi a scegliere un’ opera e copiarla. I bambini o i ragazzi uscivano dal museo con i loro bei “Burrini” non avendo capito niente di più dell’arte del pittore tifernate. Copiare infatti un quadro del Sestante senza avere idea del perché il ciclo si chiami in questo modo, come mai si trovi in quel museo, per quale motivo tutti quei quadri si trovino insieme in una stanza,… che cosa aggiunge alla conoscenza del ragazzo? Probabilmente ognuno di loro avrà un qualcosa in più: il senso di frustrazione per non essere riuscito a fare un bel lavoro, per non essere stato in grado di essere fedele all’originale, o, peggio, la convinzione che linee e segni fatti dall’artista siano facilmente copiabili e quindi banalizzarne capacità e metterne in discussione l’importanza.

Non avrebbe, secondo vo, più senso visitare il museo solo alla fine di un percorso creativo che porta gli studenti ad essere consapevoli di quello che stanno vedendo perché magari hanno sperimentato in classe l’uso del colore in maniera autonoma, senza copiare o confrontarsi con le opere di nessun artista? Per noi questa pratica ha un significato didattico molto più profondo. Il ragazzo diventa protagonista attivo dell’azione didattica, mette in campo le proprie competenze, non vive l’ansia da prestazione e acquisisce strumenti idonei per la lettura consapevole delle opere contemporanee.

Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara (detto giapponese)

 

La relazione scritta sull’esperienza

Niente di più usitato e forse di meno gradito agli studenti è la relazione scritta sull’esperienza. Ricondurre, infatti ad un racconto la visita ad un museo o un’azione laboratoriale non ha, secondo noi, nessuna valenza didattica. Non aggiunge niente all’esperienza. Non celiamoci dietro al fatto che “in questo modo i ragazzi stanno più attenti, prendono appunti e poi si ricordano…”. Non è questo ciò che noi vogliamo. I ragazzi che CAM00193partecipano ad un laboratorio didattico o seguono un percorso all’interno di un museo devono vivere l’esperienza come propria, parteciparvi, immergersi senza l’ansia di prendere appunti, senza il dovere ascoltare quello che viene detto dall’operatore. Quest’ultimo inoltre, non è, e non deve essere mai, una guida che indottrina gli utenti e che trasmette con il racconto il suo sapere agli altri, ma colui che consegna gli strumenti di lettura che permetteranno al giovane visitatore di leggere, in maniera autonoma, sia l’opera che ha di fronte a sé che altre simili.

CAM00581Partecipare ad un laboratorio o prendere parte ad un percorso guidato è dovrebbe essere un’esperienza positiva e coinvolgente e non un momento in cui ci si accalca dietro un oratore che espone idee e concetti, che si cerca di fissare su fogli di carta o peggio ancora su file vocali. Un laboratorio potrà definirsi riuscito quando avremo ritagliato, incollato, colorato, strappato, lanciato, quando ci saremo emozionati condividendo con i ragazzi questa esperienza.

Una volta in classe parleremo con loro dell’esperienza vissuta insieme, chiederemo loro di realizzare qualsiasi cosa vogliano che possa fissare il momento più significativo di ciò che hanno vissuto. Potrà essere un video, un racconto, un fumetto, un tema, una poesia, il testo di una canzone, un disegno, un articolo di giornale, un segno, una parola…

Valorizzeremo quindi le loro produzioni allestendo una mostra, organizzando una conferenza sull’argomento, divulgando quindi i saperi acquisiti.