Grafismi e segni ricorrenti: il non-caso ripetuto!

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12 aprile 2015 – Grafismi e segni ricorrenti: il non-caso ripetuto!

 

Il grafismo: cos’è?

Parlare di grafismo potrebbe, al primo impatto, suggerire cose ben differenti dalla pittura. La grafia la leghiamo alla scrittura, e anche i segni grafici li associamo più che altro a composizioni letterarie o pubblicitarie. Eppure c’è chi, con i grafismi, non solo ha fatto arte, ma ha anche dato il via a ricerche e a chiavi di lettura di opere  contemporanee innovative e curiose.

Giuseppe Capogrossi, Il Temporale, 1933

Giuseppe Capogrossi, Il Temporale, 1933

  Grafismi…ad Arte!

Se pensiamo ad un’arte legata al grafismo, indubbiamente ci viene in mente Giuseppe Capogrossi.    Artista figurativo che negli anni ’50 rivoluziona il proprio modo di fare arte introducendo un segno ricorrente, e rendendolo l’unico vero soggetto della propria arte. L’immagine grafica a cui si riferisce è una sorta di pettine, che comparirà da quegli anni in poi nel suo lavoro, non come appendice, ma come unico elemento decorativo e protagonista, in variegati motivi: colorato, nero, grande, piccolo, ripetuto poche volte o tantissime!

Kandinsky (Composición VIII)

Kandinsky (Composición VIII)

Ma Capogrossi non è di certo l’unico a fare di un segno ricorrente una forma d’arte. In realtà i segni reiterati sono un elemento caratterizzante di molti artisti contemporanei, alcuni anche antecedenti Capogrossi.

Wassily Kandinsky ne è un notissimo esempio, linee e figure geometriche e forme astratte che si ripetono in maniera serrata, caratterizzano le sue opere, offrendo agli occhi non solo immagini , ma un equilibrio ed un ritmo evocatori di musiche e melodie.

La ricerca di equilibrio attraverso l’utilizzo di immagini e figure ricorrenti appartiene anche ad Alberto Burri, noto prevalentemente per le sue opere materiche (I sacchi, Le plastiche, I ferri…), che tuttavia fece ricorso sin dalle sue prime opere non figurative a forme regolari e irregolari che ricorreranno in vario modo nelle sue opere materiche e diventeranno poi protagoniste, insieme al colore e ai non-colori nero e bianco, dei suoi ultimi lavori in cellotex.

Cellotex P6,1984

Cellotex P6,1984

 

Perché?

Il motivo del perché ricorrere a segni e grafismi sempre uguali a se stessi non sempre è spiegato.

Nel caso di Wassily Kandinsky il tentativo, dichiarato, è quello di tradurre in immagini: suoni, sentimenti ed emozioni. Come le note, quindi, i segni si ripetono con combinazioni differenti e mai uguali, cercando di simulare un ritmo non solo uditivo ma anche emozionale e visivo. C’è riuscito? Secondo Artea, sì!

Emozioni si susseguono seguendo un filo conduttore asincrono e difficile da interpretare, osservando le sue opere. Di certo, guardandole, una melodia di colori e tracce coinvolge lo spettatore, che potrebbe persino mettersi a ballare a suon di colori e musica non sentita!

Giuseppe Capogrossi, – Superficie 449, 1962

Giuseppe Capogrossi, – Superficie 449, 1962

Con Capogrossi e Burri, entrambi fondatori del Gruppo Origine di Roma, le tracce e le immagini che ricorrono assumono valenza diversa. Questi due sperimentatori, utilizzano la linea quasi come a segnare una ricerca interiore che si trasmetta all’esterno, e ciò che resta è solo ciò che vediamo. Linee grosse, figure difficilmente definibili eppur così precise e ridondanti da evidenziarne il loro utilizzo non casuale, in un ritmo e una cadenza che raggiungono, ai nostri occhi, l’equilibrio perfetto.

Si denota tuttavia una sostanziale differenza; mentre con Capogrossi il segno “a pettine” diventa protagonista assoluto dell’opera, in Burri le figure sembrano avere il solo scopo di comporre l’opera nella sua interezza, in quell’estenuante e continua ricerca di equilibrio e rigore che contraddistingue il suo lavoro.

Prevale la necessità espressiva, lo sfogo di un’interiorità artistica e il desiderio di comunicare immagini introspettive non sempre comprensibili o dichiarate; la ricerca della composizione perfetta, in una stabilità data sì da quelle forme, ma anche dal colore, dalle linee, e dai pesi cromatici presenti nell’intera opera.

 

 

 

E con i bambini?…Artea ha sperimentato!artea faccione

 

Per una didattica…del segno!

I bambini stessi, nel disegno libero, hanno spesso figure e segni che si ripetono . Anche in loro prevale la volontà di raggiungere col proprio lavoro una sorta di equilibrio, il ricorrere a stereotipi ha valore di fermare alcune certezze, necessarie al loro sereno sviluppo.

Avvicinare i bambini ad un’arte astratta fatta di segni è comunque…possibile!

Non solo è possibile, ma anche divertente, e l’approfondire un argomento simile, consentirà loro di acquisire chiavi di lettura nuove che saranno molto utili per un approccio con l’arte non solo contemporanea ed astratta, ma anche classica e figurativa!

Un percorso didattico sul segno ricorrente può offrire materiale utile e sviluppabile per lungo tempo, e costituire così spunto di lavoro multidisciplinare e utilizzabile come elemento portante per un intero anno scolastico.

– Suggeriamo, come sempre accade nei nostri approcci didattici, di iniziare a trattare l’argomento in maniera laboratoriale. Senza dare alcuna informazione specifica, senza citare alcun artista e tanto meno far conoscere alcuna forma ripetuta, invitiamo i bambini a sperimentare. La sperimentazione la farà da padrona, e traccerà strade non prevedibili dagli educatori, strade che offriranno nuovi input a questo percorso e su cui potremo, di volta in volta, costruire nuove sperimentazione e seguire tracciati non definibili proprio perché suggeriti dai bambini stessi!

Perché il laboratorio prima dell’analisi delle opere? Per non condizionare in alcun modo la creatività del bambino, per non influenzarne la spontaneità nel cercare e definire per se stesso strade grafiche e letture soggettive. Artea crede fermamente che un approccio didattico con l’arte contemporanea debba partire dalla libertà espressiva del bambino, che verrà poi utilizzata per leggere l’artista che verrà poi presentato, dopo aver acquisito consapevolezze individuali e competenze manipolative specifiche di volta in volta stimolate.

Per cui iniziamo con il dialogo e il confronto il nostro laboratorio sperimentale. Cos’è una linea, cos’è una forma, quanti tipi ne esistono, dove le hanno viste e se le hanno mai disegnate. Il dialogo, organizzato dall’educatore per lo più con domande e incentrato sulle risposte del bambino, ha l’obiettivo di rendere da subito gli alunni protagonisti attivi del nostro percorso, senza dare alcuna nozione ma anzi, stimolandoli a tirar fuori ciò che già in realtà conoscono, seppur senza saperlo. Scopriremo così che i bambini, anche piccolissimi, sanno cos’è una linea, e invitandoli a riprodurla, scopriremo e scopriranno essi stessi di sapere e saper raffigurare diversi tipi di linee, rette, curve, a zig zag, ondulate, irregolari, ecc.

– L’invito laboratoriale per sperimentare l’approccio con figure ricorrenti è quello di tracciare una linea, senza fermarsi se non ad un nostro segnale, senza mai staccare il pennarello dal foglio. Ne verrà fuori una linea che curverà, si intreccerà, percorrerà il foglio riempiendolo, dando vita a forme casuali e ripetute, non regolari, e riconoscibili. Una volta detto “stop”, il bambino staccherà finalmente il pennarello dal foglio, e il lavoro che osserverà sarà un insieme di intrecci che inviteremo ad analizzare. Sarà sorprendente notare che in realtà, seppur tutti i bambini hanno seguito le stesse indicazioni, i lavori realizzati con lo stesso metodo saranno differenti tra loro, e non di poco. Osservando il proprio foglio, il bambino dovrà scegliere una e soltanto una delle forme che si sono formate casualmente. Quella che più gli piace, quella che più vorrebbe riproporre, quella che per un qualsiasi motivo gli appare la più bella. Facciamogliela colorare. Riempire con un colore scelto da lui. Quella sarà la forma su cui potremo sperimentare il lavoro sul segno ricorrente. Ottenuta casualmente, da adesso in poi, insieme al bambino, proveremo a renderla soggetto protagonista delle sperimentazioni non-casuali future!

– A questo punto potremo lavorare sulla forma che ogni bambino ha scelto nel proprio lavoro per tutto il tempo e i giorni che desideriamo. Possiamo iniziare suggerendo di copiarla a mano libera, il più fedelmente possibile, così da permettere al bambino di appropriarsene ulteriormente, conoscerla, analizzarla. Da qui in poi, via libera alla fantasia! Possiamo invitare i bambini a riprodurla una, due, tre, dieci volte in un foglio, con colori, differenti, materiali differenti! Il bambino si affezionerà alla sua figura ricorrente, e presto sarà anche in grado di darle un significato, un senso personale, un valore profondo e dichiarato.

– Un ulteriore metodo per sperimentare l’efficacia visiva di un segno ricorrente è quello di usare strumenti insoliti che possano imprimere nel foglio un segno ripetibile e comunque modificabile poi dal bambino stesso. Organizzate un vero e proprio atelier di pittura sperimentale! Invitate i bambini a usare come pennelli materiali insoliti che con le loro texture imprimeranno forme stravaganti ed affascinanti sul foglio: automobili e tracce di ruote renderanno il lavoro bellissimo, ma anche costruzioni, foglie e fiori…tutto ciò che trovate e vi va di provare! Dopo aver sperimentato tracce con “pennelli” inusuali, invitate i bambini a riprodurre quel segno che più li ha colpiti e più gli piace a mano libera, cambiandolo un po’, ingrandendolo, rimpicciolendolo, sperimentando cromatismi diversificati e anche materiali differenti!

Soltanto dopo tutte le sperimentazioni che sapremo suggerire, potremo avvicinare i bambini alla scoperta degli artisti e delle loro forme e segni ricorrenti. Mostriamogli cosa ha fatto Capogrossi, cosa Kandinsky, invitiamoli a scoprire e a riconoscere le forme ricorrenti in Burri: vedrete come immediatamente, senza mediazioni, saranno in grado di trovarle, di cercare in queste opere che di norma appaiono astratte e “difficili”, significati che sfuggono agli osservatori meno attenti e meno preparati!

Dopo aver sperimentato, lo stupore di fronte ad un’opera di questi artisti li coinvolgerà, ognuno sarà in grado di leggerne le caratteristiche legate al laboratorio sperimentato in prima persona, l’osservazione non sarò vaga ma si concentrerà sugli aspetti che più conoscono, come accade del resto a noi adulti, che se conosciamo, comprendiamo ed osserviamo con maggiore intensità e consapevolezza!

 

12 aprile 2015 – Grafismi e segni ricorrenti: il non-caso ripetuto!

è un articolo di Fabiana Giulietti ed Emanuela Pantalla

 

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